Le maschere romane: Rugantino

Parliamo di Rugantino, oggi la più popolare perché relativamente recente e perché celebrata in spettacoli teatrali di successo. Il primissimo Rugantino appariva vestito da sbirro, a volte era addirittura il capo degli sbirri, altre volte era un brigante travestito da sgherro. Nel tempo si trasforma e diviene l'emblema del "paìno", il giovane popolano fanfarone, delinquente più che altro a parole. Povero l'abito, ma pieno di baldanza: pantaloni consunti al ginocchio, fascia intorno alla vita, camicia con casacca e fazzoletto intorno al collo. In questa versione definitiva, Rugantino compare la prima volta nel 1887, sul primo numero della rivista satirica a lui intitolata, diretta da Giggi Zanazzo. Ecco come viene descritto: "Cor cappello a du' pizzi, cor grugno lungo du' parmi, co' 'na scucchia rivortata 'nzù a uso de cucchiaro, co' 'no spadone che nun ce la po' quello der sor Radeschio (Radetzky, n.d.r.), e co' le cianche come l'arco de Pantano, se presenta Rugantino er duro, cresciuto a forza de sventole, perché ha avuto 'gni sempre er vizio de rugà e d'arilevacce". Proprio alla "ruganza", all'arroganza, Rugantino deve il nome. E quello di "rugà", di agire e parlare con strafottenza, è il suo tratto caratteristico: provocatore, linguacciuto e insolente. In realtà, il nostro è un can che abbaia ma non morde. Al fondo è anche un po' vile. "Cerca rogna, je puzza de campà, je rode", minaccia, promette di darle ma le prende consolandosi con la battuta - divenuta giustamente celebre - : "Me n'ha date tante, ma quante je n'ho dette!". A proposito di battute, è rimasto negli annali l'episodio che vide protagonista Gaetano Santangelo detto Ghetanaccio, l'attore che rese popolare la maschera di Rugantino al teatro dei burattini. Un giorno fu chiamato dall'ambasciatore di Francia ad esibirsi a Palazzo Farnese, con la raccomandazione di evitare sconcezze (turpiloquio e pernacchie). Ghetanaccio assicurò che non ci sarebbero state parolacce e altre scurrilità, ma disse che una pernacchia doveva farla per forza. Ottenne il permesso. Durante lo spettacolo, un servo annunciò l'arrivo dell'ambasciatore e proprio in quel momento partì un 'pernacchio romano' che fece vibrare la sala e inorridire il corpo diplomatico riunito. L'ira dell'ambasciatore fu grande e Ghetanaccio si giustificò così: "Una me n'avete concessa, una ve n'ho fatta!".