Catacombe di Domitilla

Via delle Sette Chiese, 280/282

Tel. 06.5110342

Nell’ area in cui si sviluppò la catacomba, esisteva in precedenza una cava sotterranea di pozzolana.

L’inizio dell’uso funerario della zona dovette probabilmente coincidere con l’abbandono dello sfruttamento delle cave. L’ingresso alla cava sul fianco della collina fu murato e venne sostituito da una scala per un accesso dall’alto, le cui tracce sono ancora visibili sulla parete est. Scoperta nel 1595 dal Bosio, la catacomba venne inizialmente chiamata “di Lucina”. Il denominazione odierna venne dato dallo Stevenson nel 1897, prendendo spunto dal nome di una sconosciuta matrona romana.. Il cimitero fu devastato dai “corpisantari” nel XVIII secolo, ma fu ritrovato nel 1903. Lo sfruttamento funerario è forse da mettere in relazione con la deposizione dei due martiri, Felice e Adautto, in una galleria della cava. La sepoltura di Felice è stata localizzata nel nicchione sulla parete nord della successiva basilica, mentre la tomba di Adautto era, secondo le fonti, vicina alla scala d’ingresso. Una proposta recente, invece, individua le  due sepolture in due loculi sovrapposti, sul fondo dell’ambiente e sotto una pittura che li raffigura. Le tombe più antiche risalgono alla metà del IV secolo d.C e sono state scavate nel pavimento. Lo sfruttamento degli spazi disponibili fu poi talmente intenso da occupare anche le pareti. Il cimitero si estese anche in superficie, dove è stata rinvenuta una sepoltura del 367 d.C. L’intervento di papa Damaso (366-384) sulle tombe è testimoniato da un frammento di carme dedicato ai due martiri, e dalla pittura che li rappresenta acclamanti un cristogramma, situato sul fondo del santuario e datata alla metà del IV secolo d.C. A partire dall’ultimo trentennio del IV d.C., si sviluppò un’ulteriore galleria che costituì una sorta di retro sanctos delle sepolture dei due martiri. Alti nuclei di gallerie si svilupparono poi ad un livello superiore e ad uno inferiore rispetto alla zona principale, occupati tutti da deposizioni piuttosto povere. Il titulus dipinto sopra l’ingresso indicava il nome del proprietario, Leone, prefetto dell’annona, mentre ai lati dell’entrata erano rappresentati Felice e Adautto, mentre porgono le corone del loro martirio ad una colomba. Sotto il pontificato diGiovanni I (523-526), come ricordato nel Liber Pontificalis, la galleria che ospitava le sepolture fu allargata, creando una basilica semipogea. A partire dalla prima metà del VII secolo le pareti della basilica furono coperte da graffiti devozionali di pellegrini, numerosi in lingua anglosassone e alcuni in caratteri runici. Le pareti della basilica furono poi ornate da pitture: sulla parete nord un’immagine di S. Luca databile al 668-685; sulla parete ovest una scena di Traditio Clavium, con il Cristo sopra il globo, affiancato da Pietro, Paolo, Felice e forse Adautto. A fianco di questa, compare una pittura raffigurante la defunta Tortura assieme a Felice a Adautto, di fronte alla rappresentazione di una Vergine in trono con bambino, datata anch’essa alla fine del VII secolo.

 

I martiri

 

Felice e Adautto compaiono per la prima volta nel carme damascano, dove si apprende che erano fratelli e che ricevettero sepoltura comune. Nella Passio SS. Felici et Adaucti (VII secolo) apprendiamo che Felice fu condannato alla decapitazione durante l’impero di Diocleziano (303). Per alcuni studiosi i due furono invece vittime delle persecuzioni di Valeriano (258). Altri lavori sulle tombe furono compiuti sotto il pontificato di Siricio (384-399).L’Itinerario di Einsiedeln, opera medievale, ricorda anche una tale Merita, il cui sepolcro si è proposto di identificare in un loculo sormontato da una pittura che la ritrae assieme a Felice e Adautto, datato al VI secolo.